Il Gioco del Destino e della Fantasia

Regia: Hamaguchi Ryusuke
Produzione: Giappone, 2021 – 121’
visto: Cinema Rialto

Per dire quanto può essere preciso questo film.
A un certo punto una donna legge un passo di un libro di fronte al suo autore.
Lui le dice che ha voluto inserire quel passaggio proprio a metà del suo libro, e le spiega il motivo.
Lei, che ha appena finito di leggere, tiene il libro in mano, aperto esattamente a metà.
E dove si colloca questa scena all’interno del film?
Grossomodo a metà del terzo episodio dei tre totali. Cioè a metà film.
Altro esempio.
Nel primo episodio, ambientato in un certo contesto, tutti i personaggi adoperano device Apple.
Nel secondo invece, che coinvolge personaggi variegati, si usano oggetti più da battaglia: Dell, Samsung e così via.
A me, che un po’ disturba quando nei film vedo sollevare valigie o scatoloni palesemente vuoti, basterebbero questi dettagli per apprezzarlo.
Ad ogni buon conto il valore del film non sta (solo) in queste finezze, ma nell’atmosfera generale e nel modo in cui il regista pone e tratta riflessioni affatto banali sui sentimenti e i rapporti.
Parafrasando il titolo, ci sono tre episodi, tre racconti di una quarantina di minuti ciascuno, su come il Destino interferisca nelle relazioni e come si possa reagire a questi incidenti con la Fantasia.
Il primo comincia con una giovane modella, che ascoltando in taxi le confidenze di un’amica sul suo nuovo ragazzo, si accorge di conoscerlo già.
Nel secondo una studentessa fuori corso tenta di sedurre il suo prudentissimo prof di letteratura.
Nel terzo due compagne di scuola si ritrovano dopo anni in un mondo che ha perso l’uso dell’informatica e dei social network, ribaltando cioè la nostra attualità di reclusi attaccati a un monitor.
In ognuno degli episodi il Caso scompiglia le accortezze che i personaggi usano per difendersi dagli imprevisti, e in ognuno degli episodi si può trovare almeno uno di loro che in un qualche modo finge, recita, tiene un bluff che va a imbrogliare per primo se stesso.
Le situazioni che nascono sviluppano riflessioni che cercano il vero peso e la vera natura dei sentimenti che si provano; discorsi che all’iniziano sembrano quasi banali ma che invece riescono a entrare in profondità facendo a meno della retorica che ci si aspetterebbe.
Che si parli di innamoramento, di seduzione o di ricordi nostalgici, i personaggi risultano sempre piacevoli e soprattutto credibili. In particolare la bravura delle attrici, penalizzate in Italia da un doppiaggio effettato, crea la giusta affinità per lasciarsi intrigare da inquietudini anche moleste, ma che si fanno ingentilire dall’estetica nitida e garbata delle quinte.
Hamaguchi Ryusuke a poco più di quarant’anni è regista e sceneggiatore capace di dosare la grazia dello sguardo orientale con l’attrazione per i temi esistenziali, e invitando gli stessi spettatori a interrogarsi su quei temi, dimostra anche la sicurezza di chi sa impegnarsi evitando nel farlo ogni inutile pesantezza.

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