Molecole

Regia: Andrea Segre
Produzione: Italia, 2020 – 68’
15 Settembre 2020

Un piccolo gioiello che solo per economia e amor di etichetta viene presentato in sala come un “documentario”.
Andrea Segre è attivo tra lavori di fiction e reportage da ormai vent’anni, e nel tempo si è meritatamente fatto una posizione grazie a uno sguardo personale e poetico e all’attenzione critica all’attualità, in particolare a come i grandi temi incidano a fondo sulla vita delle piccole comunità.
Più che un documentario su Venezia al tempo del covid, Molecole è una sentita riflessione in cui convergono tre temi principali: il rapporto di un figlio con un padre poco conosciuto, l’acqua alta che ha ferito Venezia nel novembre 2019 e l’impatto sulla città del blocco causato dalla pandemia di quest’anno.
Frugando tra i ricordi del padre scomparso da poco, l’autore intraprende un percorso di ricostruzione della sua figura, riempiendo con lettere, fotografie e vecchi filmini, i buchi di un rapporto caratterizzato in vita da reticenze e vaghezze.
Una pista che all’inizio del 2020 lo porta a Venezia, città natale del padre ma non del figlio, che infatti non ha mai capito quanto considerare davvero sua.
Nel tentativo di indagare i propri sentimenti, Segre ragiona sulle contraddizioni di una città così particolare e le mette in parallelo con gli aspetti del padre che riaffiorano man mano, dando vita a una serie di domande che pur destinate a non trovare risposta, aiutano a dare una forma al vuoto e tracciare una strada nella dimensione ignota del rapporto.
In questo dialogo il regista e la città sono sorpresi dal prorompere dell’epidemia di covid negli ultimi giorni di febbraio, un evento eccezionale, che come l’acqua alta manifesta la sua gravità man mano che cresce, esasperando ancora i paradossi alla base della riflessione.
Se da un lato infatti l’improvvisa e totale scomparsa del turismo e degli effetti collegati sembra esaudire le preghiere dei residenti, fermando il moto ondoso e regalando alla città un benefico salto nel tempo di quasi un secolo, si legge chiaramente negli occhi degli stessi lo spaesamento oltre allo stupore, la consapevolezza che Venezia non possa reggersi senza il turismo come non possa esistere senza la costante minaccia portata dall’acqua della laguna.
È insomma tutta una questione di convivere con un equilibrio fragilissimo, che conservi la bellezza di un luogo magico e la possibilità di una comunità di sostenersi.
Testimoni vivi di questa tensione sono alcune delle persone che il regista avvicina e segue per qualche tempo, contattate dopo aver risalito le antiche frequentazioni del padre.
Barcamenandosi tra mille difficoltà e accorgimenti, i veneziani dimostrano un amore appassionato e incrollabile per la loro città, nonostante la sensazione di vivere su di un finis terrae, soprattutto esistenziale, li accompagni ogni notte insieme al respiro delle maree.
Invece di trovare delle certezze sulle quali riposarsi, l’autore e narratore trova così l’esortazione a un continuo sforzo alla ricerca e in difesa di una posizione di equilibrio in grado di modificarsi in base alle condizioni sempre mutevoli della vita.
Contenendosi in soli 68 minuti, alcuni dei quali forse appena prolissi, Molecole sintetizza un ritratto intimo di un giovane adulto in lutto, con un atto d’amore per una città magica, che Andrea Segre coglie in una misteriosa atmosfera deserta rendendola ancora più fantasmatica.
Nonostante appartengano a luoghi tra i più visti e visitati al mondo, le immagini che sceglie di filmare riescono a penetrare le linee della tradizionale cartolina e a infondere un senso di leggera malinconia e di profondo affetto, trainate dal continuo tornare al ricordo del padre, colto nella sua adolescenza grazie ai vecchi super 8 riscoperti da un figlio con ormai il doppio dei suoi anni.
L’istinto di andare a conoscere un genitore nella sua totalità, al di là del suo ruolo, è secondo me una cosa che funziona molto bene in questo film.
Forse perché personalmente mi trovo nella stessa condizione del narratore, ovvero quella di figlio di un padre morto troppo presto, col quale non ha avuto modo di condividere consueti trascorsi familiari e nemmeno le origini, e ricordo perfettamente il momento in cui, in visita sui luoghi a lui più cari, avvertii forte un legame tra quei posti, la sua figura e un sentimento indefinibile che a loro mi richiamava.
Un momento che il film di Andrea Segre mi ha dato modo di rivivere, e di cui, perciò lo ringrazio.

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