Herzog incontra Gorbaciov

15 Febbraio 2020
regia: Werner Herzog
produzione: Gran Bretagna, USA, Germania, 2018 – 90′


Il vecchio Gorbaciov indossa una polo color prugna sotto un completo in fresco lana grigio.
Ha gli occhi velati e tristi, quando parla si piega in avanti e appoggia una mano sul ginocchio.
È stato l’ultimo Segretario Generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica.
Quelli prima di lui hanno avuto funerali di stato, ostensioni dei cadaveri, solenni cerimonie popolari e sepolture ai piedi del Cremlino.
Difficile aspettarsi per lui gli stessi onori concessi a quei vecchi dinosauri, che come dei papi, hanno trascinato la loro carica eterna fino all’ultimo giorno e sono morti anziani, malati, inabili in tutto se non nel fungere da grottesche maschere di carta per un regime disconnesso dalla realtà del suo popolo.
Come a profetizzare una fine mesta e anonima, il regista Werner Herzog integra negli ultimi dieci minuti della sua intervista stralci da un documentario russo dei primi anni duemila, che mostrano Gorbaciov tornare nel piccolo paese della zia, salutare i parenti, e ricordare l’adorata moglie Raisa rovistando tra gli arredi abbandonati del loro vecchio nido.
Per tutti gli anni ‘Ottanta Michail Sergeevič Gorbačëv è stato il simbolo più iconico di un mondo che voleva cambiare, (“perché se io posso cambiare… e voi potete cambiare… allora… tutto il mondo può cambiare!” Rocky Balboa, 1985)
Agli occhi dell’Occidente è stato un politico rivoluzionario, ha spalancato l’Unione Sovietica alle relazioni internazionali, ha spinto sull’innovazione con la Perestrojka e sulla trasparenza con la Glasnost’.
Ha lavorato con i presidenti USA ai trattati per il disarmo e la non proliferazione degli arsenali nucleari, in una stagione dove allontanarsi dal deterrente atomico era osteggiato ferocemente da fronde interne e esterne. Ha ritirato le truppe sovietiche dall’Afghanistan, e non le ha schierate contro le repubbliche dell’Unione che chiedevano più autonomia, accompagnando così la caduta del Muro di Berlino e assecondando una riunificazione tedesca problematica ma pacifica.
Il premio Nobel per la pace nel 1990 ne ha certificato gli sforzi e gli atteggiamenti che hanno poi portato alla fine della Guerra Fredda, e imbastito le premesse per un periodo di pace internazionale, consegnando però di fatto al sistema capitalista una vittoria morale e strategica ritenuta al tempo inossidabile.
Se l’Ovest del mondo ha visto in lui un eroe, i suoi compatrioti non gli hanno mai perdonato la condizione di subalternità che la sua politica ha accettato senza opporsi.
Per i russi e per i nostalgici, Gorbaciov è il leader che ha calato le braghe, svendendo la dignità della nazione per un prestigio internazionale che sul fronte interno non ha mai pagato.
Letteralmente ostaggio delle mire dei nazionalisti e dei nuovi liberisti, la sua influenza è stata strangolata in pochi mesi, prima dal golpe tentato dai militari, e poi dallo scioglimento coatto del Partito Comunista orchestrato dal presidente russo Boris Eltsin.  
La fine dell’Unione Sovietica ha scatenato una caccia al tesoro senza regole, una guerra tra bande che ha sbranato ogni risorsa esigibile e lasciato ancora una volta il popolo nell’indigenza. 
Senza più un Impero e con la pancia vuota, l’opinione pubblica russa deve aver trovato un colpevole più semplice nell’accomodante e ragionevole Gorbaciov che non nell’esuberante Eltsin e nei suoi invisibili compari.
D’altronde una cosa è aver vissuto la miseria, un’altra è aver vissuto la guerra.
Werner Herzog racconta questa dicotomia di opinioni con il suo stile asciutto, dritto per dritto, tedesco, in un’intervista che scorre parallela alle immagini e sottolinea la distanza tra il valore degli ideali e delle azioni di Gorbaciov, e il prestigio che in patria gli è sempre stato negato nonostante la stima del resto del mondo. 
Senza apparente pietas, Herzog guarda negli occhi sconfitti ma orgogliosi del suo interlocutore la grande Storia, e ripercorre la vita privata e la carriera dell’uomo di Stato che prima di tutti gli altri ha riconosciuto il fallimento di un sistema non più sostenibile e ha provato a riformarlo, ma che ha avuto la colpa di aver creduto e immaginato un mondo fatto di persone ragionevoli, sottovalutando la bassezza degli istinti umani e la cattiveria delle lotte di potere. 
La Storia non è stata giusta con Michail Gorbačëv, il film di Herzog ci fa capire quanto.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sam Simon ha detto:

    Molto interessante, non sapevo di questo documentario, grazie!

    Piace a 1 persona

    1. asocialdaub ha detto:

      Sì, peccato resti in sala solo pochi giorni.

      Piace a 1 persona

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