I Morti Non Muoiono

14 Giugno 2019
Regia: Jim Jarmusch
Produzione: USA, 2019 – 103’

Bill Murray, Steve Buscemi, Tilda Swinton non vi bastano? E allora giù con Tom Waits, Danny Glover, Adam Driver, Chloë Sevigny, Iggy Pop, Selena Gomez, Caleb Landry Jones, Rza… and many more. Con un cast così non ci sarebbe bisogno di altro, e infatti Jim Jarmusch oltre a radunare la truppa e portarla a fare una scampagnata non sembra sprecarsi più di tanto.
Nella cittadina di Centerville, che potrebbe essere in Ohio ma anche una inventata, un bel pomeriggio il sole tarda a tramontare, la radio prende a suonare male, gli animali se la danno a gambe, la tv è azzoppata da interferenze, e un brutto presentimento comincia a montare nell’animo dell’agente di polizia Ronald e del suo capo Robertson.
Pare che a forza di praticare il fracking polare, una oscura e perversa plutocrazia abbia finito per compromettere l’allineamento del pianeta Terra lungo il suo asse, scatenando così effetti tremebondi e, soprattutto, “raccapriccianti”.
Se è vero che gli umori degli umani possono essere condizionati dalla disposizione delle stelle nel cielo, va da sé che un significativo spostamento dell’asse terrestre finisca per resuscitare i morti. Come non potrebbe essere altrimenti?
La cosa riguarda ovviamente tutto il mondo, ma mentre ad esempio noi in Italia i morti li chiudiamo dentro a delle casse saldate e zincate, proprio per evitare ritorni indesiderati, a Centerville, così come in tutte le cittadine dei film di zombie, li seppelliscono in mezzo alla terra, vestiti tra l’altro col peggio del guardaroba.
A Centerville insomma, un pugno di abitanti è costretto a cercare risposte a domande strane, e organizzare una reazione alla famelica e selvaggia reconquista dall’oltretomba.
Stabilire chi sia nato prima tra la mitologia zombesca e le sue interpretazioni anti consumistiche ci riporta esattamente al caso dell’uovo e della gallina, a Jarmusch comunque preme ribadire il consenso a questa lettura, e aggiunge alla critica della società dei consumi quella al consumo dell’ambiente in generale, e alla passività con cui il mondo tutto ha scelto di non-affrontare un’urgenza che appare ogni giorno più incombente.
La metafora del morto vivente senza cervello, che eternamente vaga e si ammassa spinto da una fame inarrestabile, è esplicitata dall’assalto ai negozi e dal reiterarsi in morte dei gesti e delle passioni che ossessionano i vivi; riti anestetizzanti che arrivano a tutti e non fanno prigionieri, non importa se giovani o vecchi, buoni o cattivi, gli unici che possono sperare di scamparla sono quelli che si ribellano alle regole e per un motivo o per l’altro vivono separati dal consorzio dei consumatori. Su questo piano la regia si accorda alla tradizione del genere, omaggiandola con buoni effetti speciali e riprese panoramiche, quasi acrobatiche in alcuni punti, accettando la spettacolarizzazione e le esagerazioni richieste dall’Horror e nello stesso tempo smorzando il brivido con battute e citazionismo cinefilo.
Su questo impianto bene o male classico, Jarmusch fa muovere personaggi tipicamente suoi, che contrastano con l’atmosfera generale per quella particolare attitudine alla vita fatta di tranquillità, pacatezza, fatalismo e ironia, in una parola: polleggio.
La trovata è che stavolta, proprio perché accostato a una situazione grottesca, il mood degli attori serve per criticare l’atteggiamento con cui si relazionano a quello che è a sua volta il travestimento di un tema molto caro al regista.
Fuori di metafora, il film racconta una crisi di sopravvivenza imputata al consumo sconsiderato delle risorse naturali da parte del capitalismo, questa crisi viene riconosciuta quasi subito dalle vittime-consumatori, che però rispondono in modo apatico, insofferente, barricandosi nei negozi, nella routine del pattugliamento passivo, utilizzando formule retoriche standardizzate, e ripetendole all’infinito.
Un punto di vista indurito rispetto al passato, amplificato dalla chiosa messa in bocca a Tom Waits, che dal suo bosco giudica i destini dei poveri cristi assaliti dagli zombie piegando tutto al peso di una morale già piuttosto chiara.
Ci sono poi anche delle cose che tornano poco, sia come sceneggiatura che come significati, penso al personaggio della Swinton o ai momenti di improvvisazione di Murray e Driver in auto, che sembrano messe lì più che altro per inserire ulteriori elementi destabilizzanti.
L’impressione finale è che il regista di Akron si sia accontentato di girare con un filo di gas, senza stare a preoccuparsi troppo di come veniva, cogliendo l’occasione per togliersi qualche sassolino e per passare un po’ di tempo con gli amici di una vita.
Un po’ come un anziano, insomma.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sam Simon ha detto:

    Bella recensione! Io ero tra quelli che aspettava questo film con ansia, ma più ne leggo in giro più i miei entusiasmi si raffreddano…

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    1. asocialdaub ha detto:

      Ciao Sam Simon, scusa il ritardo nella risposta ma gli ultimi otto giorni sono stati pienini.
      Non so se lo hai già visto nel frattempo, diciamo che tutto in questo film è nelle corde di Jim Jarmusch, perciò se ti piacciono lo stile e l’atmosfera le ritroverai tranquillamente. Manca forse quello spunto originale che in passato ha fatto risaltare il regista.

      Piace a 1 persona

      1. Sam Simon ha detto:

        Ancora non sono riuscito a vederlo, spero di farlo presto! :—)

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