Ancora Un Giorno

il

30 aprile 2019
Regia:  Raúl de la Fuente, Damian Nenow. 
Produzione: Polonia, Spagna, Germania, Belgio, Ungheria, 2018 – 85’

Ancora un giorno è un film di animazione con una locandina bellissima che racconta eventi avvenuti a ridosso della proclamazione d’indipendenza dell’Angola, l’11 novembre 1975.
Dopo secoli di varie influenze e dominazioni, l’Angola è stata governata dal Portogallo, che alla fine degli anni ‘settanta restava uno degli ultimi stati europei a difendere la politica coloniale. In seguito alla rivoluzione dei garofani che ne rovesciò il potere, il Portogallo si convinse a concedere l’indipendenza allo stato africano. L’accordo prevedeva che i gruppi politici e paramilitari che avevano combattuto la guerra d’indipendenza negli anni precedenti entrassero tutti nel nuovo governo, per garantire che nessuna delle parti prendesse il sopravvento sulle altre.
La frammentazione e l’acredine tra le fazioni in lotta era dovuta agli interessi delle superpotenze che le foraggiavano. Il territorio dell’Angola si trova a essere uno dei più ricchi dell’Africa, con cospicue riserve di diamanti e petrolio e prosperose aree agricole potenzialmente in condizione di sostenere lo sviluppo di una nazione in crescita. In tempi di Guerra Fredda, assicurarsi il controllo di un simile tesoro poteva considerarsi un vantaggio molto importante, e Stati Uniti (nei panni del Sudafrica) e URSS (in quelli di Cuba) sponsorizzarono l’ennesima guerra civile per procura, al fine di sabotare il processo di indipendenza e di lasciare sul campo un solo vincitore.
Attraverso la CIA, gli Stati Uniti appoggiavano l’Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola (UNITA), mentre i sovietici il Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola (MPLA).
Nella “confusão” di quei giorni, il reporter polacco Ryszard Kapuscinski si trovava nella capitale Luanda abbandonata dai portoghesi in balia dei combattimenti.
Mentre il paese sfollava, Kapuscinski, di estrazione socialista, avvertiva la schiacciante pressione Statunitense e invece di rimpatriare, decise che come unico giornalista occidentale sul campo, fosse suo dovere addentrarsi nel cuore di tenebra della rivoluzione per incontrare e raccontare al mondo del glorioso Generale Farrusco, un ex-militare portoghese che nel sud del paese si opponeva con un manipolo di ribelli dell’MPLA alle incursioni dei ben più addestrati ed equipaggiati membri dell’UNITA.  
Nel suo viaggio incontrò personaggi memorabili e visse momenti atroci come solo in una guerra civile può capitare, e a poche ore dall’Indipendenza si trovò inoltre a giocare una parte decisiva nella grande Storia.
Il film è una coproduzione che coinvolge diversi stati europei, dalla Polonia e la Spagna del protagonista e dei registi, al Belgio dello studio Walking The Dog che ha realizzato l’animazione.
Lo stile ricorda molto il meraviglioso “Valzer con Bashir” del 2008, con disegni puliti che cercano un realismo nitido ma che a volte rischiano di apparire troppo precisi e freddi.
Per evitare questa eccessiva astrazione, i registi scelgono con giudizio di alternare l’animazione con inserti dal vivo, che riprendono a volte momenti vitali, dall’Angola di oggi, a volte interviste o filmati d’epoca dei veri protagonisti, sovrapponendo la cronaca al racconto in modo davvero suggestivo.
Sono certamente da sottolineare anche le sequenze oniriche, dove il disegno può liberarsi dalla realtà per mettere in scena i turbamenti e i conflitti che Kapuscinski affronta nei momenti più estremi.
La storia resta comunque talmente avvincente da non lasciare occasioni per annoiarsi, e i comprimari del protagonista, a cominciare dalla stupenda Carlota, splendente e tragica, ma anche l’amico Luis Alberto e l’eroico Farrusco, sono ben caratterizzati nonostante certi stereotipi, e concorrono alla gravitas del film, che attraverso il racconto efficace di una bella pagina di Storia esprime l’importanza di resistere alla tentazione di farsi sopraffare e di trovare la forza e il coraggio di interrogarsi e fare la cosa giusta.

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