Quello che non so di lei

il

quello che non so di lei (2)

5 marzo

In questa specie di psicho-thriller francese Roman Polansky sale sulle spalle di Olivier Assayas ma cade e un po’ si fa male.
Delphin (Emmanuelle Seigner) è una scrittrice stanca che nasconde dentro di sé un libro che non trova la strada per emergere dal suo inconscio. Questo almeno è quello che pensa Lei (Eva Green), che sta per Leila (Elle nella versione originale), un’ammiratrice giovane e seducente che le somiglia pure un po’ e che un bel giorno si pianta nella vita di Delphine e instaura con lei un rapporto stretto e strano. Si parte dalla complicità e si arriva al Cat Fight (Club).
Il film è tutto giocato sulle ombre proiettate da questa relazione. Le ombre nelle quali Delphine si nasconde cercando una tana e quelle altre ombre, dove dentro non ci vedi, quelle che fanno paura.
La tensione del racconto si sposta insieme alle protagoniste, dall’urbano erotico degli appartamenti parigini, alla bucolica suspense morbosa della casa in campagna.
Le atmosfere sono quelle di Misery Non Deve Morire o di Personal Shopper, per dire.
È un vero peccato che la natura del rapporto tra le due donne sia facilmente intuibile dall’inizio, praticamente dalla primissima inquadratura in cui si conoscono. Un incipit così maldestro condiziona il seguito della visione del film, che pur conservando la sua ambiguità fino alla fine, restituisce l’impressione di stare giocando con qualcosa di usato.
A quel punto, infatti, certi dettagli distribuiti lungo la trama possono essere interpretati come indizi, oppure come semplici ammiccamenti a conferma di un sospetto ormai privo di intrigo.
Per il resto la regia è piuttosto raffinata, forse pure troppo, alla luce della goffaggine iniziale. Polansky cincischia tra i dettagli mondani della vita letteraria dei suoi personaggi e si abbandona a un’evidente fascinazione personale per Eva Green rendendola un vortice di erotismo irresistibile e letale, capace di calamitare ogni sguardo e di sostenere da sola il peso del film.
Nel farlo però, la mano del regista si rilassa e perde la forza per condurre in porto la nave, che infatti si insabbia.
Meno male che Eva c’è.

 

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