Il Giovane Karl Marx

il giovane karl marx

16 aprile

Tra il 1843 e il 1848 Marx e Engels approfondiscono la loro amicizia e intensificano la collaborazione che li porterà a pubblicare il Manifesto del Partito Comunista.
Anche se all’inizio ero prevenuto, devo riconoscere che il film che racconta quegli anni non è affatto male. Nonostante risenta di un certo taglio televisivo, si discosta dalla media dei biopic che ti aspetteresti, privilegiando la caratterizzazione dei personaggi sulla cronaca strettamente biografica. Non che quest’ultima non sia accurata, anzi, ma la vitalità e gli ardori dei protagonisti sono così frizzanti da non lasciarsi soverchiare da insidiose pedanterie.
Nella seconda metà dell’Ottocento tutta l’Europa è agitata dal cambiamento innescato dalla Rivoluzione Industriale, che ha consegnato un nuovo paradigma sociale a un mondo ancora saldamente affezionato ai privilegi acquisiti per nascita. Un’armata internazionale di filosofi e intellettuali si impegna – ognuno a suo modo – nel tentativo di decifrare la contemporaneità e indicare una rotta per il futuro. L’opportunità di vedere il film in versione originale esalta, con l’alternanza delle lingue, questa scarica di eccitazione che attraversa le città e le nazioni del nuovo Vecchio Mondo.
In Germania, il giovane Karl Marx si oppone alle fumose interpretazioni idealistiche di armonia e fratellanza universale, focalizzando una strategia di conflitto tra classi sociali che attraverso l’attrito porti anche a quelle più misere benefici concreti. Carico di passione e intuizione, ma povero di basi economiche altrettanto salde, Marx viene aggiornato da Friedrich Engels, coetaneo e connazionale ma trapiantato in Gran Bretagna, appartenente alla borghesia più ricca ma altrettanto strenuamente coinvolto nello studio e nel riscatto del proletariato.
Continuamente osteggiati e costretti a viaggi e spostamenti tra Parigi, Manchester, Colonia e Bruxelles, sono entrambi sorretti da compagne affascinanti e valorose, anch’esse partecipi e consapevoli della dirompente trasformazione messa in moto dall’esplosivo sodalizio.
La cronaca delle tappe che scandiscono la nascita della Lega dei Comunisti e del Manifesto del Partito Comunista sembra portare le stimmati del regista Raoul Peck, già autore del formidabile I Am Not Your Negro, che riverbera attraverso la lettura delle tensioni del passato le urgenze a cui il nostro tempo ci chiama.
Nella determinazione di Marx a scavalcare gli ideali utopici in favore di una traiettoria più concreta, si può leggere l’invito a non accontentarsi oggi di analisi destinate a rimanere sterili, se non accompagnate da proposte per governare il cambiamento che travolge le persone e le loro organizzazioni sociali. Allo stesso modo si può cogliere nella piccata critica ai politici da comizio, l’ammonimento a diffidare di chi infonde alle masse false speranze e illusioni senza dotarle di opportuni strumenti culturali, necessari per ottenere una dignitosa autonomia.
I passaggi teorici sottolineati si concentrano sulla necessità di una consapevolezza comune fra gli individui appartenenti a un certo contesto, e di individuare le dinamiche di base che quel contesto lo determinano. Un altro aspetto che si ripete è il richiamo a non rassegnarsi mai allo status-quo, perché ogni struttura sociale è figlia del suo tempo e pertanto condannata a essere superata.
In questa ottica, Il Giovane Karl Marx si distingue per un taglio più personale, più sentito. Un trasporto che appare evidente dalle sfumature che ritraggono i personaggi sotto una luce più umana che storica, facendo prevalere i caratteri sulle caratteristiche.
Insomma un film che vale la pena di vedere, non solo per nostalgici in animo di ricaricare le batterie, ma anche per chi è in cerca di una spinta per buttare lo sguardo oltre il vicolo cieco che sembra cingerci ogni giorno di più.
Ogni rivoluzione è lotta.

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