Omicidio all’Italiana

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omicidio all'italiana

8 marzo 2017

Il primo film di Maccio Capatonda era sostanzialmente ‘nammerda, pagava lo scotto tipico di dover accontentare tutti i componenti della banda che da anni, prima in tv poi in rete, faceva sbragare dal ridere con sketch fulminei e spiazzanti, e che aveva finalmente l’occasione di provarci col cinema.
Ma il cinema ha i suoi tempi e le sue regole, e regalando minuti e battute a pioggia a chiunque si rischia di perdere il filo del discorso e non portare a casa il risultato.
Omicidio all’Italiana, invece, aggiusta di molto il tiro e limando i protagonismi – ed innestando il cast con elementi un pochino più esperti – riesce alla grande a scorrere bene fino alla fine mantenendo quasi sempre una certa unità e, soprattutto, facendo ridere per tutto il tempo.
Acitrullo è un paesino del menga in mezzo all’appennino, immerso nell’arretratezza ed abitato da tutta una serie di leoni di lerni ignoranti come capre che non azzeccano una parola neanche per sbaglio. Per fermare l’emorragia dei giovani che se ne vanno sognando la grande Campobasso, il sindaco Piero Peluria approfitta della morte della rispettabile Contessa In Cazzati per sfruttare l’effetto Avetrana e ripopolare il borgo di giornalisti, polizia e tutta l’orda di morbosi e curiosi, tossicamente dipendenti da quegli ignobili programmi tv del pomeriggio (rappresentati in blocco dalla troupe del seguitissimo Chi l’Acciso, condotto da una rampante Sabrinona Ferilli).
Su questi cardini gira una commedia ignorante ed acidissima in cui la satira si alterna al nonsense e alla parodia, con pochi momenti bassi ed alcune spettacolari chicche (top assoluto: il ragazzino cafone con la maglia della serie tv “camorra”). Certo, senza scomodare i grandi, non siamo davanti nè a un capolavoro nè ad un film che può arrivare a tutti, una buona dose di acidità devi avercela già dentro per sintonizzarti con questo tipo di ironia, bisogna che un po’ lo sai da te che è sbagliato guardare certi programmi e interessarsi della cronaca nera come se fosse davvero importante, che è più importante cercare di capire che scandalizzarsi.
È piuttosto un film con le briciole sul tavolo, qualcosa che potrebbe anche darti fastidio.
Infatti se certi sospetti non ti hanno mai punto, probabilmente ti irriterà l’idea di scherzare sugli omicidi più famosi, o ad esempio sul terremoto, appiattendo certi drammi sul piano dell’intrattenimento per schiacciarli e poterli usare come elementi narrativi. Ma questo è esattamente il pastone che rumina ogni giorno chi si nutre di certa tv e di certa stampa, e in questo film il dito dell’ironia è puntato sempre su queste pecore, mai sulle vittime, e nemmeno sui quei pazzi scatenati che certi crimini li hanno commessi davvero.
Omicidio all’Italiana accende una luce forte sulle cose brutte che siamo diventati (che siamo sempre stati), una luce che mentre ti scalda con le risate brucia anche quelle cose che credevi “belle” e che invece diventano brutte, mentre quelle brutte continuano a restare brutte.
Non c’è differenza tra l’ignoranza di città e l’ignoranza di campagna, come tra una trombamica ed una trombacapra.
O come il dolce tipico di Acitrullo che fa schifo, ma se lo bevi dopo il terribile Amaraccio ti sembra che faccia un po’ meno schifo. Ma fa sempre schifo.

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