Happy End

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happy end

23 agosto 2017

Michael Haneke è diventato famoso per la violenza con cui annienta il suo pubblico: Funny Games e La Pianista su tutti, ma anche Caché scherzava poco.
Anche se da qualche tempo sembra preferire uno stile più rarefatto, un veleno più sottile, nascosto dalla ricchezza con cui confeziona l’esca, da lui sai che puoi aspettarti di tutto in qualsiasi momento. A scanso di equivoci anche qui mette subito le cose in chiaro e nei primi cinque minuti pianta la spina che ti farà sedere scomodo per il resto del film.
La famiglia Laurent (grande cast, ma come al solito Isabelle Huppert numero 1) vive a Caleis, sulla frontiera che ripara il mondo ricco dall’orda di disperati che si accampano all’inseguimento della libertà che si accorda agli oggetti e si nega alle persone.
Eppure nessuna voce di rivolta arriva alla villa-castello dei Laurent, che orbitano in prossimità di quel famoso “1%” dove si concentra la ricchezza dell’Occidente impoverito dalla Crisi.
Attorno a questa famiglia più che borghese si agita una serie di vicende legate all’attualità, apparentemente di natura sociale e/o economica, ma che il regista suggerisce scaturire da qualcosa di più intimo ad una generazione di europei che, addomesticati dal benessere, hanno perso la capacità di condividere il dolore ed affrontare le difficoltà della vita.
Più che famigliari, i Laurent si definiscono, in modo molto calzante, componenti di un club. Si muovono tra eleganti ed effimeri stucchi, preferibilmente tra loro pari: persone ricche, bianche, spesso avanti con gli anni. Ogni relazione è subordinata al superamento di una qualche prova: il successo negli affari, la capacità di adattarsi ad una nuova famiglia, la felice elaborazione di un lutto.
La malattia e la debolezza escludono le persone dal ciclo produttivo ed affettivo, e quindi dal Club.
Così i padri cambiano mogli e le madri ripudiano i figli.
Da questo efficientismo, che riconosce il valore di un individuo solo fino a quando disponga del pieno del suo vigore, possono nascere solo figli aridi, anaffettivi, che a loro volta cresceranno persone disadattate, inadatte alla vita sociale.
Succedono un sacco di cose in questo film, a voler mettere in fila tutti gli avvenimenti ed i traumi che colpiscono i protagonisti, ne verrebbe fuori un elenco sostanzioso. Eppure sembra che non succeda quasi niente, le due ore della proiezione sono occupate da scene spesso lunghe, indolenti, apparentemente inutili. Nel racconto le scene cruente sono sempre nascoste, saltate, le cose si imparano sempre un attimo dopo, il sangue dei ricchi è rimosso dalla vicenda perché sono i personaggi per primi a rimuoverlo dalle proprie coscienze, rifiutando di vedere e riconoscere quello che li disturba e li mette in difficoltà.
Per paradosso la realtà riesce a filtrare solo attraverso gli schermi artificiali degli iphone e delle telecamere, proprio gli strumenti indiziati di alterare la realtà sono i soli che possono restituirne almeno una parte. Gli unici drammi che vengono mostrati sono quelli che coinvolgono dei poveracci: l’operaio sepolto dal crollo del cantiere, la domestica umiliata nell’indifferenza dei commensali, la figlia degli stessi domestici azzannata dal cane dei padroni e da questi soccorsa con sufficienza e paternalismo.
Un atteggiamento che torna più volte, una sopportazione malcelata della presenza e dei guai che i “cari sottoposti”, e per traslato di tutti quelli al di sotto nella scala sociale, implicano per la società dei vincitori.
Vincitori che vorremmo essere tutti, e in effetti, se siete persone normali, questo discorso vi piacerà poco.
Haneke non è mai stato un regista comodo (e speriamo mai lo sarà), in molti preferiranno mascherarsi dietro ad un cinismo inutile e sterile invece di immergersi nella disperazione che racconta.
Ma il bersaglio di questo film sono proprio quelli che ne rideranno e che – più o meno consciamente -cercheranno di dissimulare l’imbarazzo di un’accusa che invece dovrebbero cogliere.
Un mondo senza compassione ed empatia è un mondo che finisce coi suoi vecchi.
Happy End.

p.s: questa era un’anteprima il film uscirà il 16 di Novembre.

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