Elle

il

elle (2)

1 aprile 2017

Isabelle Huppert deve aver fatto un patto col diavolo.
Ogni volta che fa un film tu dici che è la sua prova migliore, che meglio di così non si puó fare. Il film dopo si supera. Tutte le volte così.
Ogni sua nuova prova è la somma delle precedenti più qualcosa.
Qui comincia scopata sul pavimento tra vetri rotti e sangue tra le gambe, aggredita sconfitta ed umiliata, poi si rialza, pulisce, e dopo due ore di una classe infinita finisce in trionfo, assoluta dominatrice in pieno controllo di ogni guaio o situazione.
(Margherita Buy vatti a nascondere)
Il film si chiama Elle e parla di uno stupro, però chi viene fatto a pezzi non è la protagonista, ma sono tutti i maschi che la circondano e che cercano affannosamente di insidiarne il carisma e la lucidità con tutta la mediocrità e la viltà di cui dispongono.
Uno si aspetta un thriller sulla violenza e invece si trova davanti agli occhi un film che sì, inganna con gli indizi ed intrattiene con la suspense, ma che in realtà rovescia sul tavolo la decomposizione dell’identità maschile, travolta da un mondo ormai sfuggito dalle mani e che non riesce più a raggiungere. Il ridimensionamento del ruolo dell’uomo, il suo apparente quasi annichilimento, ha ribaltato tutto quel sistema di riferimenti fondato sulla dipendenza che fino a una trentina d’anni fa gli ha permesso di conservare la donna nella propria sfera d’influenza. Oggi si legifera sul corpo delle donne, sugli uteri, sui capelli, sui vestiti, sforzandosi di riportare indietro la società ad un tempo in cui si poteva comandare felici e sicuri di essere obbediti.
Attraverso l’ennesima fortissima eroina, Verhoeven (Basic Instinct, Showgirls) riflette sulla violenza scatenata da questo crollo assimilandola al colpo di coda di un animale ormai morente ma non per questo meno letale. In preda ad istinti e pulsioni non più in grado di soddisfare e legittimare, gli uomini sbandano; picchiano, stuprano, umiliano, cercando di ripristinare quel senso di dominio e di possesso, oppure si eclissano, assorbendo in toto ogni capriccio o sopruso, incapaci di mantenersi saldi mentre attorno a loro il mondo va veloce. In questo delirio le donne assistono un po’ perplesse, nè vittime nè carnefici, tirando avanti la propria vita schivando i fulmini e chiudendo le finestre aspettando che passi la bufera.
Altro che tartarughe rotte.

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