E’ solo la fine del mondo

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è solo la fine del mondo

5 gennaio 2017

E qui come si fa?
Lo aspettavo da un po’ e l’ho beccato solo all’ultimo, nella sala sfigata del Lumiere, quando ormai tutti l’avevano visto e da più parti erano arrivati avvisi di “stare in guardia”.
Quindi a sto punto ne parlo a ruota libera e dico la mia anch’io.
Si parla sostanzialmente di un dramma familiare, un pranzo di famiglia in cui il fratello di mezzo si riunisce ai suoi dopo dodici anni di assenza per comunicare il progredire di una malattia che lo sta uccidendo.
La resa dei conti incombe dal primo momento all’ultimo, in un pomeriggio passato in casa spalle al muro, come in trappola, mentre ogni piccolo pretesto accende le polveri di rivalse e rimpianti sospesi da troppo tempo.
Fulcro del racconto é il fratello maggiore, un Vincent Cassel gigantesco che dà corpo alla tensione sempre viva fustigando chiunque cerchi un’impossibile armonia con appunti e affondi troppo rabbiosi e precisi per non tradire un acume che forse lo ha giá portato alla veritá.
Il film è bello, bellissimo. Intenso e pieno e vivo in ogni momento.
La storia è l’adattamento di un lavoro teatrale in cui ogni battuta e ogni dialogo è stato lisciato e cesellato dalle prove e dal tempo, e nell’adattamento il regista non fa nulla per decomprimere una sceneggiatura densa, in cui ogni parola é importante e significa qualcosa.
Un regista che dall’alto dei suoi ventisette anni (maledetto te) dirige con un occhio pazzesco questo gioiello, asserragliando i suoi attori in una casa troppo piccola e piena di cose, in inquadrature troppo strette per farli volare via e scappare, costringendoli in questa resa dei conti così carica di tutto ed ottenendo da tutti loro interpretazioni eccellenti, personaggi vivi, che tremano, si inciampano e tartagliano e s’incazzano e ti fanno quasi scordare di essere attori. Il tutto immerso nella paura che ogni parola precipiti la situazione verso la catastrofe, una specie di thriller in cui a colpirti non sarà una persona ma magari uno sguardo, un errore, una battuta di troppo, ed in cui la sola evasione possibile é il rimpianto di un passato lontano i cui ponti hai ormai bruciato.

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