Non è un paese per vecchi

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Non è un paese per vecchi

27/02/2008

Ci sono due tizi in questo film, il primo è un killer spietatissimo che definire sgodevole è poco. Sempre vestito di nero, di poche parole, spara a tutto quello che vede, si illude di avere dei valori. Il secondo è un povero cristo, parecchio sveglio, in verità, ma non abbastanza da starsene fuori dai guai. Tra di loro una valigetta piena di soldi e due personali missioni. Per il primo, compiere il suo dovere fino in fondo. Per il secondo, provare a realizzare il sogno americano dei soldi facili facendola franca. Testimone di questa tenzone, uno sceriffo di paese.

Non ci sono dubbi che sia un solido film d’azione. Ma è ovviamente anche una metafora per l’ennesima analisi della società americana, madre di tutto il pensiero occidentale.

Lo spazio: tra il Texas ed il Messico, richiama l’epopea western dei primi eroi americani, affondando le radici dei protagonisti nell’immaginario dei tempi in cui questa nazione veniva plasmata nel sangue e nella violenza.

Il tempo: 1980. forse gli anni del massimo splendore degli USA, in piena guerra fredda, ancora lontani dal riconoscere una decadenza che solo la scomparsa del “nemico” avrebbe svelato. Il Vietnam fa capolino regolarmente a ricordare una ferita collettiva che unisce nella giovane storia e nel dolore gli abitanti di una nazione così grande.

Il cowboy: tipico ragazzone americano, duro, pratico, una sola espressione,  con la giovane mogliettina a casa. Vuole sfruttare l’opportunità che la vita gli presenta contando solo sulle sue capacità, senza curarsi di alcuna implicazione morale o etica.

Il killer: la Morte? Il Destino? Implacabile, spietato, rigoroso.

Lo sceriffo: l’anima buona dell’America, quella delle cartoline, della Coca-Cola, della torta di mela, della birretta sotto la veranda. Assiste sconsolato al succedersi degli eventi, chiedendosi il perché ma rinunciando a trovare una risposta che svelerebbe le colpe di una società senza valori. Sogna una luce che illumini il buio ma rimane incapace di accenderla.

Il film non è male, per niente, i personaggi sono ben caratterizzati, sono divertenti, hanno aggeggi curiosi, la storia c’è, gli eventi si succedono non banali, ma inevitabili.

La regia mi è piaciuta moltissimo, le scene d’azione ed i momenti di suspence sono efficaci e ti tengono lì. E anche esteticamente ha dei colpi notevoli, con molti giochi di luce, molte ombre, riflessi, silouhette, che astraggono gli attori per liberarli dalla carne e consegnarli ad una natura senza tempo di immagini/metafore.
Nonostante tutti questi pregi però, rimane la sensazione che manchi qualcosa.
Pur se ricco e complesso, non mi sembra un film completo, insomma.

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