Le Ragioni dell’Aragosta

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Le Ragioni dell_Aragosta

20/09/2007

È che oggi come oggi per me in un film quello che conta è come mi fa sentire, le sensazioni che mi lascia. Per tutto il tempo del film, sono rimasto col dubbio se la storia fosse vera oppure no, e mi ero anche ripromesso che, se mai avessi incontrato la Guzzanti, gliel’avrei chiesto. Ma al di là di questo, della trama, della vicenda, è un film sulla paura, su quel momento in cui stai facendo una cosa che improvvisamente ti sembra più grande di te, ma ormai l’hai cominciata, e non puoi più tirarti indietro. È un’insicurezza che da sempre accompagna l’uomo (…e la donna), ma che di questi tempi si fa più frequente, destabilizzante, e pericolosa. Perché ci sono sempre meno punti di riferimento ai quali appoggiarsi, meno cose in cui credere, per cui lottare. E allora è sempre più facile perdere l’equilibrio e cadere, e trovarsi troppo in basso, troppo lontano dagli “altri” per raggiungerli. Viene fuori un film molto “umano”, con molto più cuore che fegato. E così la satira, per una volta, passa in secondo piano, le battute sono un contorno, Berlusconi è lui stesso, finalmente, una barzelletta.

Toc! Toc!
La paura bussò alla porta.
Il coraggio andò ad aprire.
E non trovò nessuno.

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