Il vento fa il suo giro

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22/09/2007

Gran bel film. Gran bella colonna sonora. Gran bella atmosfera.

È la storia di un francese che si inserisce in una comunità montana di poche anime, in piemonte, e di come viene accolto dagli abitanti.

Ne segue l’analisi della dinamica dell’intruso, di come introducendo un corpo estraneo in un microcosmo che abbia raggiunto un suo equilibrio, questo sistema reagisca difendendo lo status-quo. Al di là di Francia-Italia, una parabola sulle differenze tra quello che la gente dice e quello che la gente fa.

I beghini del paesello respingono il forestiero, non in quanto straniero, ma più che altro perché lui li mette di fronte al fatto che si può vivere in “un altro modo”, secondo regole meno codificate e più affini al proprio spirito. Il suo successo e la sua felicità sono, inevitabilmente, il loro fallimento e la loro mestizia. “se essere libero significa essere pazzo” – dice il francese – “Allora anch’io sono pazzo”. E infatti a questo mondo c’è poco spazio per i liberi, così come per i pazzi. Quando se ne va lo straniero, se ne va anche il matto del paese, che con lui pareva aver trovato, se non un senso nella vita, almeno un ruolo. Un film che non sembra lasciare molta speranza, il paese è destinato a scomparire. Il libero a soccombere, ma il suo esempio può riuscire dove la sua vita ha fallito. Forse non possiamo cambiare il mondo, o la gente, ma forse a qualcuno possiamo sempre dare una mano.

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