Caos Calmo

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Caos Calmo

15/02/2008

La moglie di Pietro muore. Pietro va in crisi. Cerca un modo per stare vicino a sua figlia. Cerca di capire cosa sente. Soprattutto cerca di capire perché non sente quello che vorrebbe sentire. Si fa delle domande. Comincia a catalogare la sua vita. Per fare ordine. Per definire delle priorità nella sua scala di valori. Per non tradirli.

A causa (in virtù) di questa sua scelta eccentrica, per il mondo “fuori”, il pazzo sembra lui. Ma questo mondo è abitato da una sbaraccata di nevrotici, psicotici, persone disturbate, corrotte, immorali. Che agitano questo caos calmo della quotidianità, del “non farsi certe domande”. Le loro nevrosi strisciano lungo i giorni sempre uguali, vibrando all’unisono spostano e deformano questa fantomatica “scala di valori”. Per cui alla fine diventano consuetudine atteggiamenti come non ringraziare chi ti salva la vita, rubare, tradire, sballarsi, bestemmiare.

Sarà un discorso sciocco, ma inizialmente l’ombra de “La Stanza del Figlio” si avverte molto. Moretti ne aggancia alla memoria il clima pesante e fosco. riempie lo schermo con le sue manie e la sua anarchia al limite della spocchia (a volte anche al di là di questo limite). Ma se da principio il film sembra mancare di una luce propria, in seguito si riprende, comincia a respirare, fino a reggersi saldamente sulle sue gambe e trovare una sua identità. Vuole essere un film ironico e tagliente, provocatorio, ed è in questo senso che andrebbero lette certe scene, altrimenti francamente gratuite.

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