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Milano, millenovecentonove. La giovane e bella Ida Dalser s’invaghisce del carismatico Benito Mussolini, all’epoca esponente vivacissimo del partito socialista. Dopo essere riuscita roccambolescamente a conoscerlo, intreccia con lui una relazione passionale, che la porterà a dargli sostegno e prole, e ad affiancarlo nelle fasi cruciali della metamorfosi più famosa della storia. Perché Mussolini, cavalcando con foga l’onda molesta degli impulsi rivoluzionari, diviene ben presto presenza ingombrante all’interno del Partito, che infatti lo esclude, spingendolo a calmare ad altre fonti quella sete di giustizia sociale alla quale pare consacrato. È proprio grazie alla Dalser ed ai suoi sacrifici, che Mussolini può permettersi di rinascere a nuova vita politica e di radunare a sé le forze dei suoi fedelissimi per imbastire gli orizzonti della futura dittatura. Ormai scagliato verso la Storia, il Duce teme che l’ombra di una donna troppo caparbia possa col tempo diventare imbarazzante. Decide così di nominare moglie ufficiale, Rachele Guidi, l’altra sua donna, ben più docile e meglio disposta a vivere incarnando lo stereotipo della perfetta donna fascista. Comincia così il dramma privato di Ida Dalser, che, spogliata di un ruolo di primo piano, vede la sua vita accartocciarsi nell’indifferenza di un ostracismo dapprima solo infastidito e poi più scientifico e mirato. Troppo orgogliosa per accettare gli ordini e troppo innamorata per rinnegare il suo uomo, Ida si ostina a declamare la sua verità nel tentativo di ottenere giustizia per se e per il figlio. Ma una verità ha senso solo se viene creduta, mentre la voce di Ida s’infrange contro una coscienza collettiva già schierata senza riserve.
Bellocchio affonda il suo racconto negli anni gonfi di futurismo e d’irruenza. La sua ricostruzione è ancora una volta psicologica prima che fedele. Lasciando il sangue fuori dalla porta, si concentra sulla percezione della storia, sulla flaccida duttilità delle masse e sulle resistenze di una mente che non si vuole arrendere. La Storia china il capo a un Melodramma inesorabile, celebrato da una colonna sonora puntualmente epica, pronta a sostenere il passo fermo di un’eccellente Giovanna Mezzogiorno, perfetta in ogni sfumatura, martire di un’agonia tanto stoica quanto inutile.

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