Sully

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sully

5 dicembre 2016 ·

Mettiamola così, se Sully fosse un panino sarebbe uno di quelli che lo sai benissimo che non potresti mangiare, perché pieno di schifezze e di conservanti, però che poi son così buoni che levati.
Sully è così, da una parte ci sono i buoni, tutti i buoni, dall’altra qualcuno che cerca di fare il cattivo ma alla fine fa una brutta figura. Tutti americani. Tutti bianchi.
La storia è quella del volo 1549 che nel gennaio del 2009, subito dopo il decollo da New York fu costretto ad un ammaraggio d’emergenza sul fiume Hudson.
Sully è il soprannome di Chesley Sullenberger, comandante di quel volo, che dopo il miracolo dovette difendersi dall’inchiesta dell’ente preposto alla ricostruzione dei fatti in caso di incidente aereo.
Di come Eastwood rivesta i suoi lavori di ideologia reazionaria si è già parlato in occasione di American Sniper, qui il meccanismo è simile, si prende un fatto di cronaca americana e lo si dipinge coi colori che uno vuole. In questo caso i buoni incarnano il buon senso e i cattivi la burocrazia. La morale è che quando uno se la sente deve fare quello che gli pare senza stare lì a far la punta ai chiodi con le procedure, i manuali e le istruzioni. Poco importa se in verità l’indagine che si racconta sia stata poco più che un atto dovuto, obbligato dall’entità del disastro sfiorato, e che da quell’indagine siano state migliorate certe procedure. L’importante è sputare per terra quando qualcuno si azzarda a mettere becco nel tuo lavoro.
Nonostante questo sottotesto (più o meno evidente e/o fastidioso a seconda delle diverse sensibilità), quando metti insieme gente che il cinema lo sa fare, come Eastwood e Tom Hanks, il bersaglio è difficile che lo sbagli. E infatti ne vien fuori un film bello robusto, che sa costruire la tensione ed il pathos sulla sua parte centrale in cui si ricostruisce la sequenza più dinamica dell’ammaraggio con scene spettacolari, realistiche e di forte impatto (in tutti i sensi!), un gran bel pezzo di cinema, di quelli che ti fan saltare sulla sedia e se ti fai prendere ti gonfiano il petto, insomma con tutte quelle belle cosine che ti fanno amare il cinema.
E poi, come diceva Homer Simpsons in uno dei suoi giorni migliori: “E’ divertente perché è vero!”

p.s: qui c’è il link ad un articolo del post che spiega le cose meglio di come lo faccio io:
http://www.ilpost.it/2016/12/01/sully-film/

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