Religious

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Nell’atmosfera millenaria che rimpinza le angosce dell’uomo moderno, il comico americano Bill Maher, compie un viaggio attraverso le tre principali religioni monoteistiche, per sostenere la tesi secondo la quale i vari culti sono strutture create ad hoc dagli uomini ad uso e consumo di altri uomini che ambiscono al controllo delle grandi masse. Cresciuto secondo la dottrina cattolica, ma con una madre ebrea, Bill Maher realizza così il suo documentario, sorreggendo la sua spinta iconoclasta con la naturale verve comica e con gli strumenti ormai tipici del kit del bel documentario moderno. Rapidi flash di repertorio televisivo, ammiccamenti all’occhio ed alla memoria, fungono da collante tra le intenzioni dell’autore e l’attenzione del pubblico. Nonostante la confezione prodotta stia tranquillamente nella media del genere, però, il risultato finale non può certo soddisfare lo spettatore un minimo esigente che si presenti in sala già con una propria idea dell’argomento. La trattazione si limita infatti alla cronaca dell’incontro con vari personaggi, troppo pittoreschi per poter assurgere a rappresentanti delle tre professioni. Incentrata prevalentemente sulla situazione statunitense, dove il culto viene vissuto nella sua dimensione di consumo, questa pseudo-inchiesta indugia sui vari predicatori a caccia di dollari, su invasati studiosi delle scritture, su scienziati intrigati in arditi innesti tra le scritture ed il progresso.
Uniche evasioni al panorama americano sono Città del Vaticano, ripresa frettolosamente, sembra più per dovere che per motivi funzionali al discorso, e Gerusalemme, mostrata come città santa delle tre religioni. A queste due tappe scontate, si aggiunge Amsterdam, per motivi francamente poco comprensibili se non per aggiungere legna bizzarra alla pira sulla quale il comico vorrebbe incenerire la religione.
Ma la strategia di Maher, di confutare il credo mettendo in difficoltà i suoi intervistati con gli argomenti ferrei della ragione e ridicolizzandoli con la sua ironia, risulta poco efficace perché limitata a concetti già assodati e sviscerati da altri prima e meglio di lui.
Raccontare delle similitudini tra il cristianesimo ed il culto di horus, o delle radici delle tradizioni sacre nei culti pagani, non sorprende più nessuno, e affondare il coltello nelle contraddizioni delle scritture, non risponde alla domanda dalla quale dovrebbe partire ogni riflessione sulla questione, e cioè sul perché l’uomo ha sentito da sempre, nei momenti di difficoltà e dolore, la necessità di affidarsi e credere a racconti allegorici che indicassero in modo rigoroso una condotta da seguire.
Smontare il concetto di religione con argomenti così banali, è facile come smontare questo film, che infatti appare miope e semplicistico. Mosso più da un interesse propagandistico che non da un vero e proprio dubbio. Bill Maher si presenta mosso dall’intenzione di promuovere un dubbio, lecito e sacrosanto (beh, in questo caso forse no!), ma finisce, invece, su di un cucuzzolo a predicare l’agnosticismo, tradendo così la domanda iniziale con una risposta già preconfezionata.
Amen.

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