Il Curioso Caso di Benjamin Button

il curioso caso di benjamin button

La storia ormai la conoscete tutti. Benjamin Button nasce vecchio e diventa Brad Pitt. Sti cazzi.
La madre muore di parto e il padre, bottonaio, smolla l´infante ai piedi di un ospizio. Accolto e accudito dalla tata di colore, Benjamin, vecchio tra i vecchi, cresce la sua strana vita tra ospiti che vanno (parecchi) e che vengono (alcuni). Come l´orologio della stazione, che per un capriccio del costruttore gira all´indietro, l´età del gagliardo canuto cammina coi gamberi, regalando ad ogni giorno più forza e più salute. Insieme all’entusiasmo cresce la voglia di osare, di esplorare, e di vivere una vita diversa, affrancata dalla solitudine alla quale è costretto dalla sua singolare condizione. Imbarcatosi sul peschereccio di un eccentrico capitano, si farà condurre dal mare alla conquista di quella vita speciale a cui il suo cuore impetuoso anela. Innamorato da sempre della bella Daisy, conosciuta bambina, la cerca e la corteggia a più riprese. I due finiranno per incontrarsi davvero solo nel mezzo del cammin di loro vita, per una buona mezz´ora di ingroppate e cartoline. Ma lo strano sortilegio dell´ormai giudizioso biondino non concede troppo spazio all´idillio, la vita deve andare avanti. Oppure indietro. Questione di punti di vista.
David Fincher è il regista di Seven, e di Fight Club. Vien da chiedersi se non abbia perso una scommessa, Perché questo film qui non sembra davvero sentito. Il difetto principale è che è troppo. È tutto troppo. Troppo lungo il film, troppo bello Brad Pitt, troppo bella Cate Blanchett (che in recitazione da dieci a zero al collega), troppo bella la barca a vela, e il tramonto sul molo. Troppe frasi filosofiche. Troppa morale. Troppo evidenti, per essere ignorati, i riferimenti a Forrest Gump (dal tenente/colonnello, ai gamberetti/bottoni, dal Bubba/pigmeo alla piuma/colibrì, per non parlare delle frasi sagge della madre). Troppe tredici nominations, per un film che estingue il suo fascino nella particolarità della vicenda, perdendosi poi nel voler raccontare e spiegare. Alla fine si ha l´impressione di un lavoro tecnicamente bello, completo e curato, ma didascalico.
Senza sangue e senza cuore. S´è visto di meglio.

 

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