Caffè

il

caffe

21 ottobre 2016 ·

Tra l’Italia il Belgio e la Cina ci sono tre storie quasi quattro che a volte si intrecciano e a volte di sfiorano, tenendosi per mano per quell’unico ingrediente magico e totemico che è il caffè. Metafora di centomila cose, dalla fatica alla sua asprezza, dal calore al conforto che riesce a darti chimicamente o psicologicamente, il caffè di sicuro è un ombelico ma in questo caso sembra più un pretesto che non l’aroma principale. Le tre storie che si raccontano non c’entrano molto una con l’altra, l’intenzione di specchiare diversi ritratti di un mondo globalizzato che ha ormai travolto le relazioni e i contatti umani si risolve nella pratica in un film che ci mette parecchio a ingranare e impostare il discorso, tanto che per la prima mezz’ora si fa veramente fatica a seguirlo, talmente zeppo di stereotipi da farmi pensare più volte di alzarmi dalla sedia. Il politicamente corretto e la caratterizzazione banale delle parti e dei personaggi affossano una pellicola che offre qualche buono spunto solo avvicinandosi al finale, quando le storie possono finalmente respirare e scalciare, ormai libere dalle catene che le costringono insieme. Il finale dei finali resta peró deludente, mancando di coraggio e di inventiva e appiattendosi su posizioni che van bene forse per la rai e per chi la guarda ma non certo per chi va al cinema.

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