Euforia

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Euforia

6 Novembre 2018
Regia: Valeria Golino
Produzione: Italia 2018, 115’

Quasi mi scoccia dirlo (e davvero non so perché), ma questo è proprio un bel film.
Se guardi come vive Matteo, che c’ha la faccia e l’appeal di un ottimo Riccardo Scamarcio, dici che è solo un edonista.
Gli piacciono le cose belle (i maschietti più che altro), gli arredi di design, le droghe che ti tirano su.
Non gli piacciono le cose serie, i malanni e i guai, e i pensieri che ti buttano giù.
La malattia del fratello, che si chiama Ettore e che invece è sciatto e rotto come è di solito rotto Valerio Mastandrea, increspa il placido fluire della sua Dolce Vita, lo convince a ospitarlo nel suo nido romano e a sostenerlo nelle cure. La prossimità coatta costringe i due, mai stati troppo vicini, a scoprirsi e accettarsi.
Messa così suona un intreccio per niente nuovo: il gioco dei contrari come motore di situazioni che portano entrambe le parti a evolversi, tuttavia grazie a una felicissima combinazione di regia, attori e scene, si arriva a una pregevole alchimia di sentimenti e divertimento. Gli ambienti curati e la carineria generale del cast diffondono un tono leggero che rinfresca il racconto in superficie, mentre subito sotto il pelo dell’acqua si agita un male tremendo, che affiora di tanto in tanto schiudendo rapidi gorghi sull’abisso più cupo.
Allora l’Euforia è quello stato d’animo che trascina oltre le reali condizioni o possibilità, che magari illude chi ne viene colto, ma allo stesso tempo lascia intravedere tra la bruma una Fata Morgana bellissima e ardente, per la quale ogni cosa valga la pena.
Scamarcio e Mastandrea divertono e convincono coi loro personaggi imperfetti e una sintonia che, coerentemente, li avvicina ma solo fino a un certo punto. Le scelte che fanno non sono sempre quelle giuste, né quelle più esibite, ma sono tra quelle più sincere. Nel film non ci sono picchi particolari di penoso dramma o ironia irresistibile, eppure la commozione sorprende lo spettatore in quelle esitazioni tra quello che ci si aspetta e quello in cui ci si riconosce.
Complimenti davvero a Valeria Golino per aver saputo dosare virtuosismo e semplicità navigando sicura al riparo dalle secche della lacrima facile e dalle rapide della commediola scontata.

 

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