LORO 2

loro 2

17 maggio

(contiene dettagli della trama)

Loro 2 parte fortissimo. Il Faraone palesatosi nella seconda parte del primo capitolo si esibisce in lampi di “fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione“.
Servillo si libera della crosta di cerone compresso e addirittura si sdoppia tra Berlusconi e il gemello Ennio Doris, emblema dei tanti cloni generati dallo stampo primigenio.
Tutto impegnato a riprendersi il Governo e una giovinezza perduta, Silvio sfoggia e dosa savoir-faire e rapacità. Con la seduzione telefonica della Casalinga di Voghera il successo sembra ridargli vigore e si ributta nella mischia: donne, feste e chansons d’amour; anche con Veronica pare avere, se non proprio recuperato, almeno raggiunto uno stallo dignitoso.
Ma il suo spirito incontenibile è tradito da un corpo che mostra e soffre tutti i suoi settant’anni. Così sotto i colpi degli eccessi e dei mendicanti la sua esuberanza si svela per quello che è: patetico priapismo.
L’efficienza e il dinamismo lasciano il passo alla figura ridicola e patetica di un vecchio le cui illusioni rimbalzano sullo schermo del tempo che passa.
Ridicolizzato e in confusione, trascura gli impegni internazionali per occuparsi dei capricci privati mentre il suo mondo di starlette finisce confinato in una stanza pallida che insquallidisce nel tempo di uno stacchetto del Drive-In.
La cronaca evapora con l’approssimarsi della fine, i protagonisti del primo episodio appaiono in istantanee che ne tratteggiano la sorte: Morra in carcere, la moglie col Ministro abbandonata in un appartamento lascivamente spoglio.
Con il terremoto de L’Aquila viene giù un mondo che non poteva più stare in piedi, fiaccato dagli scandali, dai debiti e senza le energie per rincorrere i tempi che cambiano.
Sorrentino affonda il colpo in questo secondo capitolo, anche un po’ troppo, a conti fatti.
Sebbene il film si accentri sull’intimità della coppia Silvio-Veronica, è comunque la prospettiva politica che detta i tempi e gli sviluppi del rapporto. Facile svelare la metafora che vede in Veronica l’Italia intera: prima sedotta, poi umiliata e infine trascurata e ripudiata. Nel confronto tra i due, Sorrentino mette in bocca alla Lario le invettive e le critiche che da sempre una parte di opinione pubblica rinfaccia al Cavaliere; che allo stesso tempo incassa ma non crolla, e respinge le accuse smascherando l’annosa e colpevole connivenza della consorte (e con lei di tutti gli italiani) con le risapute meschinità e pochezze di una personalità superficiale ma inebriante, orgogliosa dei propri istinti triviali che non nascondono certo alcuna complessità. Uno sfacelo dunque non solo concesso, ma pure celebrato e incensato. E si ritorna all’inizio, al titolo. “Loro” siamo noi, che abbiamo assistito e permesso tutto questo, perché risponde a una parte che ognuno in maniera diversa nasconde, biasima e combatte, ma non può negare.
Il film è molto bello, quasi entusiasmante nella prima parte, in cui grazie a un Servillo sfolgorante ci si sente sulle spalle del protagonista, dalla sua parte nella rincorsa alla gloria perduta.
Probabilmente qualcosa si inceppa proprio nella parte in cui si inscena una resa dei conti troppo esplicita, uno spiegone forse superfluo alla luce del fatto che certi temi erano stati perfettamente raggiunti e colti in precedenza in modo più indiretto e quindi più personale, da una regia sempre autoriale e ricercata.
Resta un meraviglioso epilogo: dalle macerie del terremoto viene salvato un cristo morente sotto gli occhi di una popolazione sfinita che guarda alla statua con una Fede che non si consuma mai.
Una scena che si prolunga oltre i titoli di coda, oltre la parabola di Silvio Berlusconi, a immagine di un paese rassegnato e triste, che non si oppone mai, che non si prende mai le proprie responsabilità e delega il suo riscatto alla Fede messianica in un qualche salvatore sempre nuovo.
E chi vive sperando…

 

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