Whatever Works (Basta che funzioni)

Basta_che_funzioni

New York. Boris è un vecchio cinico, saccente e sociopatico che credendosi un genio spara sentenze sui massimi sistemi e tratta la gente a pesci in faccia. Una persona veramente pesante e noiosa. Vittima di frequenti crisi d’ansia, terrorizzato da “l’Orrore”, vive zoppicando in seguito a un suicidio riuscito male. Si fa fregare da una sprovveduta biondina scappata dalla campagna che gli si pianta in casa e si aggrappa pendente alle sue labbra. Da vecchio brontolone qual’è, e intrigato in fondo dalla novità e dalla possibilità di avere una giovane mente da plasmare, instaura una relazione scorbutica che irretisce la giovine fino a indurla alle nozze. Nonostante le apparenze e le ovvie perplessità, l’insolito matrimonio par funzionare, almeno fin quando i genitori di lei non entrano prepotentemente in scena col loro campionario di bigotteria e coi loro schemi precostituiti sull’amore, la felicità, e bla bla bla.
Il Maestro lo dichiara apertamente all’inizio “Questo non è uno di quei film che fa star bene.”
Calcando la mano sul fallimento di rapporti all’apparenza perfetti, Allen celebra il momento in cui il cuore prende il sopravvento sulla ragione, e in cui la vita si fa beffe della carta su cui son fatti i conti. L’intento della commedia parrebbe lo sdoganamento del detto “chi s’accontenta gode”, un ammonimento a non incaponirsi su amori e infatuazioni congrui ad aspettative convenzionali, ma a saper riconoscere e godere di quei rari momenti di vera felicità concessaci da un vita sempre più grama e sempre più “lanciata a folle velocità verso la distuzione”.
Nonostante l’intento sia esplicito e ribadito, tuttavia, c’è qualcosa in questo film che non funziona a dovere. La filosofia crudelmente cinica ed antipatica di Boris non viene opportunamente contrapposta da uno stuolo di personaggi forse un po’ troppo sopra le righe per risultare sinceri. (in fondo non è un male che Allen abbia rinunciato ad interpretare il protagonista)
La classe è sempre quella del Maestro, le location, i colori,alcune battute, sono le sue, ma è il sapore del film a mancare di morbidezza e a pungere la lingua. In una pellicola che vorrebbe parlare al cuore più che alla testa, quello che manca è proprio il calore capace di nascondere il cinismo nel velluto di quella comprensione che accomuna nelle difficoltà e nello sconforto. L’impressione finale infatti, è quella di una lezione amara e scorbutica, al limite dell’arroganza. Quasi avesse la pretesa di scrivere la parola fine su questioni dai risvolti da sempre inestricabili. Una faciloneria e una sufficienza mai state nelle corde di Woody Allen.
Per tutti questi motivi preferisco pensare ad un passo falso, piuttosto che ad una confessione.

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