Le Pere di Adamo

le pere di adamo

Paragonando i moti di piazza ai movimenti delle nuvole, il film crea un parallelo tra i fenomeni meteorologici ed i fenomeni sociali, e si chiede quanto sia possibile, partendo da un approccio scientifico di tipo deterministico, prevedere le evoluzioni delle vicende che interessano gli uomini ed i loro bisogni.
Il pretesto per questa divagazione è offerto dalle manifestazioni francesi del 2003, che videro gli “intermittenti”, così vengono chiamati i lavoratori precari impiegati nel mondo dello spettacolo in Francia, opporsi alla riforma del sistema contributivo di categoria. Un sistema all’avanguardia, minacciato però da quell’erosione dei diritti che coinvolge, ahimè da tempo, i lavoratori di tutte le categorie e di tutti i paesi.
Partendo da una metafora in cui i partecipanti a queste manifestazioni somigliano in qualche modo alle goccioline d’acqua che formano una nuvola, seguiamo l’uomo comune in una passeggiata per una strada che vede su di un ciglio, un gruppo di questi intermittenti, le loro storie e il loro rapporto con il “movimento”, e sull’altra sponda, l’affabile meteorologo Luca Mercalli (lanciato dall’imbelle Fabio Fazio nel suo “Che Tempo che fa…”), a raccontarci coi suoi modi gentili ma decisi la storia e le leggi che regolano la scienza che permette all’uomo d’interrogare il cielo.
Cantanti, attrici, ballerine, costrette tra le bollette da pagare e i conti della serva, s’improvvisano contabili e politici, per arrivare a fine mese e difendere una scelta di vita per tanti avventata, mentre uno scienziato appassionato di nuvole e numeri, scopre come i mutamenti improvvisi riguardino tanto il clima, quanto le persone, dalle quali pare voler essersi allontanato.
La passione sanguigna degli intermittenti, e la figura quasi aristocratica di Mercalli, vengono avvicinate e specchiate dalla natura stessa del paragone, regalando momenti di una dolcezza quasi poetica, propiziati dalla gravità del tema sociale e dalla leggerezza dei nembi.
Il film potrebbe fermarsi qui. Invece prosegue, approfondendo il rapporto tra i mutevoli aneliti dell’Uomo e la sua ancestrale ricerca di certezze attraverso la scienza. Gli aspetti sono tanti e la questione è annosa. Dal momento che si tratta sempre e comunque di sistemi di riferimento inventati dall’uomo, quanto è corretto affidarsi ad un modello piuttosto che ad un altro? Diversi sono stati i tentativi di razionalizzare la vita, cercando uno schema che, attraverso approssimazioni, potesse completare il processo di “trasformazione di impressioni soggettive in grandezze fisiche”.
Ma quand’anche fosse possibilie realizzare un “modello del Tutto”, quanto sarebbe lecito costringere la Natura in un sistema di regole che la interpretino e, magari, la comandino?
Su questo sentiero, la strada si assottiglia, si fa pericolosa, si rischia di cadere.
Come tutti i documentari che si rispettino, arriva il punto in cui pensi che avrebbe potuto finire dieci minuti prima (ragione per cui non me la sento di dare un voto più alto), ma si tratta di un prezzo modico per un film davvero ricco, che propone molti spunti di riflessione e qualche momento di commozione.
In conclusione un film molto molto interessante, e anche bello.

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