
regia: Yorgos Lanthimos
produzione: USA, 2023 – 141′
visto: Modernissimo
Il film dell’anno. Ma di quale anno? Leone d’Oro a settembre, i vari scioperi anti-netflix ce l’hanno fatto aspettare quasi sei mesi, durante i quali l’attesa è gonfiata anche per la raffica di candidature per ogni tipo di premio. L’impressione è quella di un filmone, dove la potenza di fuoco hollywoodiana si sposa al coraggio e al gusto europeo per un film che riesce a essere altamente spettacolare, conservando però un carattere prettamente autoriale.
La trama ormai è nota. Frankenstein al femminile, dicono tutti. “In gonnella”, si diceva una volta. E in effetti c’è poco da aggiungere. In una Londra tardo vittoriana in pieno steampunk, lo sfigurato dottore Godwin Baxter, scienziato pazzo figlio di uno scienziato ancora più pazzo, seziona, ricostruisce e rianima ogni tipo di corpo vivente. Sotto il suo bisturi finisce il cadavere fresco di una giovane donna incinta. Lei è morta, l’infante invece ancora no. Dunque perché non trapiantarne il cervello nel cadavere della madre? Infatti. La ragazza rinasce, col nome di Bella Baxter e la grazia di una marionetta schiantata. Se il suo corpo è già maturo, la mente è una tabula rasa che si affaccia al mondo vedendo ogni cosa per la prima volta. Il regista greco Lanthimos riprende i grandangoli e i fisheye de La Favorita, ma stavolta con più misura, accompagnando queste inquadrature esplosive a una fotografia artefatta e immaginifica, curata sempre dall’irlandese Robbie Ryan, che con spirito espressionista riflette lo stupore di Bella man mano che si affaccia alla vita e al mondo conoscendone le forme e i colori. Inizialmente il dottor Baxter, temendo i pericoli e i pregiudizi rinchiude la figliola tra le mura di casa, affidando la registrazione della sua evoluzione al giovane assistente Max McCandless che in tre due uno se ne innamora.
Peccato che i piani per lo sposalizio vengano stravolti dall’ingresso in scena del tenebroso Duncan Wedderburn, viscido e fascinoso avvocato giramondo, gran chiavatore, al quale una Bella ormai del tutto insofferente alla clausura si affida per scoprire ciò che la sua curiosità insaziabile brama con voglia sfrenata. Lisbona, Alessandria, Parigi, passando per una crociera che sa di castigo per la troppo libera giovane Baxter, che tappa dopo tappa si sgrezza, impara cose su di sé e sugli altri, e conquista un’identità propria, attagliata ai suoi gusti e alla sua volontà.
Sebbene basato sul romanzo dello scozzese Alasdair Gray, il film di Lanthimos ha nel cromosoma il seme di diversi patrigni cinematografici: Parnassus e Terry Gilliam in generale, un vecchio film con Jodie Foster che si chiamava Nell, Frankenstein Junior, il Dracula di Coppola. Da tutti, più o meno consapevolmente, il regista greco attinge per raccogliere elementi da fondere in un ricchissimo e strabordante immaginario, dove, fino alle battute finali, scenografie, costumi, make up e fotografia si caricano di eccessi cromatici e barocchismi, enfatizzandosi l’un l’altro sempre in funzione di commento esteriore alla crescita interiore di Bella Baxter. Già, Bella Baxter, ovvero l’opus magum di Emma Stone, che a trentacinque anni completa la sua di trasformazione, liberandosi definitivamente dai pudori forzati tipici dell’odierno star system, per donare il suo incredibile sguardo trasognato a un personaggio in cui si cala anima e corpo, con un coraggio che va ben oltre la prova attoriale e che si fa più che concreto nei capitali investiti di tasca propria come produttrice esecutiva e – a quanto si dice – principale sponsor di Lanthimos presso gli studios.
Al di là di questi aspetti produttivi, la sua prova è incredibile e memorabile per come offre al pubblico qualcosa di mai visto. Guardi Bella Baxter e vedi Bella Baxter, non più l’attrice che la incarna, ma un personaggio che diventa vivo (un po’ in tutti i sensi, quindi) passo dopo passo, respiro dopo respiro, e che si fatica a ricollegare alla sua controparte al di qua dallo schermo. In questo è in ottima compagnia, bisogna dire, con un cast dove i colleghi sono tutti perfettamente in parte: sempre ottimo Mark Ruffalo, sia da irresistibile bastardo che da disperatissimo cuore infranto, e splendido Willem Defoe nei panni e sotto il pesante trucco del folle dottore. Vien quasi da dire povera, povera Margaret Qualley, sacrificata in una particina sfigatissima. Ma bravi tutti, Ramy Youssef nella parte del promesso sposo, Jerrod Carmichael e la fassbinderiana Hanna Schygulla nella strana coppia che porta i primi dissapori alla giovane smemorizzata, Christopher Abbott, povero Alfie. Possono sembrare lodi generose e gratuite, ma davvero in questo film tutto funziona tenendosi insieme, perché in effetti la storia e i toni sono talmente ricchi e carichi che si poteva facilmente cascare nel morboso come nella farsa, invece Lanthimos e i suoi riescono a camminare sul filo del grottesco senza lasciare indietro i sentimenti e l’empatia.
Chiaramente fare un bel film, divertente, colorato e pop, non basta per far contenti tutti.
Siccome viviamo in un frame culturale che ci spinge a riportare tutto alla dialettica del patriarcato, dalle primissime proiezioni già si sente lo sguainare di spade e l’affilare di coltelli. Dai discorsi intercettati in sala, poi da alcune critiche lette in giro, pare stia montando una polemica sulla sessualizzazione della tematica. In estrema sintesi ci si lamenta di come il film scelga di promuovere l’idea di libertà, riducendola però a una questione di libertinaggio. Ecco, questa mi sembra una visione un po’ miope, che non tiene conto né dell’opera da cui è tratto, né della poetica di Lanthimos, che da sempre si appoggia al sesso per ridicolizzare la presunzione di controllo della società moralista. In questo caso Povere creature! più che parlare di quanto a Bella piaccia scopare, parla di come questo mandi nei matti gli uomini, che diventano furibondi quando perdono il controllo della situazione e si sentono, per questo, messi in discussione.
La moralitá diventa allora per Lanthimos strumento duttile, da allentare o stringere a seconda di quanto si voglia allentare o stringere il controllo sulla società.
Le povere creature di Lanthimos, e anche di Grey, non sono tanto i vari mostriciattoli che abitano casa Baxter, ma tutti quelli di fuori, uomini donne e x, che provano ognuno a fare i conti con la vita, per come ci riescono e coi mezzi che hanno.
E basta.